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Quadro macroeconomico

 

Quadro macroeconomico

DATI FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA INDONESIANA

2010

2011

2012

2013

2014

2015*

2016*

GDP

Nominal GDP (US$ bn)

755

893

917.9

910.5

888.5

904.5

975.9

Nominal GDP (Rp trn)

6,863.40

7,831.60

8,616.20

9,524.80

10,541.70

QUADRO MACROECONOMICO

 

I dati sui fondamentali macroeconomici del 2014 (PIL 5,7%, inflazione all’8,4%), anche se con un leggero rallentamento rispetto al 2010 - 2013, confermano la capacità di ripresa e la solidità della prima economia del Sud-Est asiatico che, a partire dal 2004, ha registrato tassi di crescita stabilmente superiori al 5%, tra i più alti dell’area asiatica. Il PIL indonesiano – che negli ultimi 3 anni, nel pieno della crisi economica mondiale, ha avuto comunque una crescita media costante di circa il 6% – ha registrato un piccolo rallentamento nel 2013 attestandosi al 5,7%, in conseguenza del rallentamento dell’economia cinese e dei noti gap infrastrutturali e burocratici che continuano ad ostacolare il raggiungimento di ritmi di crescita più sostenuti.

 

In termini crescita settoriale, il 2014 ha registrato una sensibile crescita del settore delle costruzioni (7,7%). In calo la produzione manifatturiera, cresciuta solo del 4,2% mentre il clima e la diminuzione del prezzo globale dell’olio di palma e della gomma hanno invece rallentato la crescita del settore agricolo (2,8%), il settore minerario ha invece avuto un aumento del 2,2%.

 

In forte evoluzione è anche il settore finanziario non bancario (assicurazioni, fondi pensione), per il quale gli analisti prevedono una crescita a doppia cifra nei prossimi anni. La produzione petrolifera è invece scesa a 818.000 barili, la metà di quanto l’Indonesia produceva nel 1995, principalmente a causa dello scarso interesse da parte degli investitori del settore.

 

Dopo la flessione degli investimenti diretti esteri (IDE) nel 2013, anche a seguito della revisione della “Negative Investment List”, nel 2014 gli IDE hanno registrato una discreta ripresa, superando il target auspicato dall’Agenzia Nazionale per il Coordinamento degli Investimenti (BKPM), che prevedeva aumenti del 14,5%,  attestandosi a fine 2014 a 37 miliardi di dollari, +16% rispetto all’anno precedente.

 

Dai presupposti senz’altro positivi (stabilità politica, prudenti politiche monetarie e fiscali, solidità del sistema bancario), emergono quali nodi tuttora da risolvere l’adeguamento delle infrastrutture alla capacità di sviluppo del Paese, mentre la dipendenza dai sussidi pubblici ai carburanti, che ancora nel 2014 hanno assorbito il 2,4% del PIL, dovrebbe drasticamente ridursi allo 0,6% nel 2015 grazie al fermo intervento del Presidente Jokowi, che ne ha stabilito l’abolizione al fine di dedicare tali risorse a progetti infrastrutturali. Già nel budget statale 2014 è stato infatti possibile destinare maggiori risorse ai Ministeri ed alle società statali direttamente coinvolti nello sviluppo di grandi opere infrastrutturali incrementando allo stesso tempo le entrate fiscali.

 

POLITICA ECONOMICA

 

La crescita economica, coniugata alla stabilità politica del Paese, contribuisce a rafforzare la fiducia dei mercati internazionali nel proseguimento di un armonico sviluppo nel medio-lungo termine, grazie anche al mantenimento di prudenti politiche fiscali e monetarie da parte di Jakarta. L’Indonesia ha già da tempo imboccato un circolo virtuoso di solidi fondamentali macroeconomici, progressivo declino del costo del capitale e avanzamento nelle riforme in agenda.

 

Il settore bancario, dopo il collasso economico del 1998, ha sperimentato un pluriennale processo di risanamento e ristrutturazione e attualmente si presenta solido e capitalizzato. La supervisione del sistema bancario è affidata alla Banca Centrale (Bank Indonesia) che sta conducendo una politica monetaria espansiva anti-crisi sin dal 2008 e  che il 17 febbraio 2015 ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base portandolo al 7.50%, con tassi di deposito ridotti al 5.50% e quelli di prestito mantenuti all’8.00%.

 

Per quanto riguarda le riforme strategiche per la crescita, il Governo continua nel rilancio delle infrastrutture per un totale di 420 miliardi di dollari attraverso lo schema della “Public Private Partnership”, nel quadro del più ampio Master Plan for the Acceleration and Expansion of Indonesia's Economic Development 2011-2025.

Il piano per le infrastrutture è basato sullo sviluppo di sei "corridoi economici" a vocazione economica specializzata: Sumatra: settore minerario e agricolo (in particolare olio di palma); Giava: settore manifatturiero e servizi; Kalimantan: settore minerario; Sulawesi: settore agricolo, piantagioni, pesca; Bali-Nusa Tenggara: turismo e produzione alimentare; Papua-Maluku: risorse naturali.

 

Ai corridoi ed al loro sviluppo vanno aggiunte politiche pro-crescita a sostegno di consumi e investimenti nazionali, al fine di mantenere gli obiettivi di crescita del PIL al 6,2% nel 2015. Per il 2015 il Governo indonesiano ha allocato 3,18 miliardi di dollari in infrastrutture (+19,3% rispetto all'anno precedente), soprattutto nel settore marittimo. L’Amministrazione Jokowi attribuisce, infatti, particolare priorità allo sviluppo della dimensione marittima dell’Indonesia – arcipelago composto da oltre 17.000 isole – ed al riguardo ha lanciato una politica di potenziamento delle infrastrutture portuali, del commercio marittimo e della pesca al fine di rendere questo settore uno dei pilastri della crescita economica indonesiana. Tra le iniziative previste vi sono il miglioramento del controllo delle coste, l’ampliamento dei porti esistenti e la costruzione di nuovi scali per migliorare la logistica e l’interconnessione con le altre aree del Paese per rendere le infrastrutture portuali indonesiane più competitive rispetto agli altri Stati dell’area, in uno dei principali snodi del commercio mondiale.

 

SISTEMA FINANZIARIO

 

Il settore bancario indonesiano, dopo il collasso economico del 1998, ha sperimentato un pluriennale processo di risanamento e ristrutturazione e attualmente si presenta solido e capitalizzato. La supervisione del sistema bancario è affidata alla banca centrale (Bank Indonesia).

 

Il sistema bancario del Paese include 4 banche statali: Bank Mandiri, Bank Negara Indonesia (BNI), Bank Rakyat Indonesia (BRI), Bank Tabungan Negara (BTN), che controllano il 37,5% delle attività totali; vi è poi un gruppo di banche commerciali di proprietà privata, attive soprattutto nel mercato famiglie e PMI (Bank Central Asia, Bank Danamon, Bank Panin, Bank Internasional Indonesia - Maybank, CIMB Niaga). Tra queste, alcune sono in joint venture con gruppi stranieri. Accanto a questi colossi, esiste una rete di 1.635 banche rurali con 4.678 sportelli. I nuovi e più stringenti criteri di patrimonializzazione adottati dalla Banca Centrale spingeranno le realtà locali ad aggregarsi per raggiungere la soglia minima di patrimonializzazione (IDR 100 mld – Euro 7.2 mil). Operano infine nel Paese 11 banche straniere, attive nei segmenti retail e corporate. Tra di esse le principali sono HSBC, Citibank, Standard Chartered Bank, the Royal Bank of Scotland e Deutsche Bank.

 

Dal punto di vista operativo persistono alcune sfide – tra cui un sistema giuridico ancora debole, alti livelli di corruzione, carenze sotto l’aspetto della governance e della trasparenza – che potrebbero aumentare la perdita potenziale di credito delle banche e i relativi costi operativi. Dal 2014 è operativa la OJK (Indonesian Financial Service Authority), una istituzione indipendente con il compito di regolare, supervisionare, esaminare e nel caso investigare il settore dei servizi finanziari in Indonesia.

 

In forte evoluzione è anche il settore finanziario non bancario (assicurazioni, fondi pensione), per il quale gli analisti prevedono una crescita a doppia cifra nei prossimi anni.

 

La Banca Centrale sta conducendo una politica monetaria espansiva anti-crisi sin dal 2008 e il 17 febbraio 2015 ha tagliato il tasso di riferimento di 25 punti base portandolo al 7.50%, con tassi di deposito ridotti al 5.50% e quelli di prestito mantenuti all’8.00%.

 

Nonostante permanga una certa cautela nel ricordo della crisi degli anni ’90, sono in crescita i finanziamenti verso i settori produttivi dell’economia, con le banche che tendono a sostenere i piani di investimento delle aziende nazionali. L’accesso al credito da parte della clientela retail rimane ancora limitato alla – seppur crescente – classe media, con circa il 20% della popolazione adulta che usufruisce, secondo i dati OCSE, di formali servizi finanziari.

 

Dopo anni in cui l’attenzione dei regolatori è stata diretta alle salvaguardie da potenziali fenomeni critici, il sistema bancario si sta concentrando sempre più sull’espansione dell’accesso al credito da parte della popolazione e delle PMI, elementi chiave per uno sviluppo durevole dell’economia nazionale.

 


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